Federazione provinciale PSI di Bologna

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25 aprile e 1° maggio 2010

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Liberazione e lavoro. Due parole che immediatamente rievocano le date del 25 aprile e del 1° maggio. Mai come quest’anno, però, i due concetti si caricano di particolare valenza, intervenendo in una delle fasi storico-culturali
più basse del nostro Paese.

Infatti, sono, purtroppo, sotto gli occhi
di tutti le inversioni di tendenza sul terreno della convivenza civile, del sistema
dei valori, della tolleranza, e nondimeno, della libertà, che quotidianamente
il modello economico-sociale in cui viviamo ci propina. Ebbene, nel
giorno della Liberazione dal nazifascismo, ed in quello dei Lavoratori, nel
2010, il pensiero deve correre all’impegno per la costruzione di un’Italia
migliore, un’Italia del merito e dell’inclusione, dell’innovazione e dell’occupazione.
Uno Stato che sappia, almeno in un momento difficile di recessione,
stringersi intorno ai principi fondanti della nostra Carta costituzionale,
incarnati dalla Resistenza e dal primato del lavoro come forma di
elevazione sociale e morale, in cui esistano nuove opportunità professionali
soprattutto per i più giovani, e si estenda l’ombrello del Welfare anche
alle migliaia di cittadini che oggi ne sono privi.
Celebriamo la figura del compianto Marco Biagi,
colui che, forte del pragmatismo socialista, tentò una riforma del
mercato del lavoro troppo repentinamente stravolta nei suoi contenuti
essenziali da coloro che hanno preteso di inverarla, come il conservatore Governo
della XIV Legislatura, parente vicino di quello attuale.
Il modello di flessibilità occupazionale pensato da Biagi, in particolare,
poco si concilia con la precarizzazione forzosa che
la contrattazione atipica ha comportato dal 2003 ad oggi. La
crisi economica poteva e può essere ancora una opportunità per una riforma
complessiva del sistema di Welfare, adeguandolo alle mutate condizioni
della manodopera ed in grado non solamente di fungere da rete di assistenza
per i più bisognosi, ma anche, e soprattutto, di stimolare nuova formazione
e riqualificazione professionale per chi perde il posto di lavoro ma non
riesce ad inserirsi in un nuovo settore del mercato. Solo in tal modo si attualizza
la nozione ottocentesca di “libertà dal bisogno”. Scopriamo così, una
volta di più, quanto le due ricorrenze siano intimamente legate da un sottile
ma indispensabile fil rouge: un vero “patriottismo costituzionale”, che
promuova la garanzia dell’unità dei valori nella coesione nazionale, e
sappia coniugarsi con un decentramento territoriale di stampo cooperativo.
Questa la frontiera che abbiamo davanti. Questo il bene da tutelare per
alimentare la speranza e rifuggire dalla paura.

Vincenzo Iacovissi

 

 

 

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