Federazione provinciale PSI di Bologna

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“Benvenuti nel giardino del fico sociale”

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Totò aveva torto. In una celebre poesia, sosteneva che la morte livella le differenze sociali create dagli uomini. E non è vero. Le discriminazioni continuano, post mortem. Nel 2008, il Consiglio comunale votò per intitolare una strada a Lorenzo Giusti (socialista) e a Giovanni Elkan (democristiano). Giusti fu capo stazione, dirigente del sindacato ferrovieri, militante anarchico, antifascista, combattente in Spagna, partigiano e assessore socialista di Dozza. Lo avevo scoperto nel 1989 e  volevo ricordarlo, dopo anni di indifferenza. Ma mi spiegarono che, mentre per il democristiano Elkan la strada era già pronta, il mio anarco-socialista avrebbe  fatto ancora anticamera. Indignato, affrontai con linguaggio colorito l’assessore Merola, che promise di intitolare a Giusti il giardino di via Barontini. Nel quale, Carmelo Adagio e gli ambientalisti della Facoltà di Agraria e della Rete ecologista stavano creando il primo giardino sociale di Bologna. Curato solo dai cittadini, come a New York. Il 26 aprile di un anno fa, in via Barontini, convennero molte strane persone. Barbe anarchiche che intonavano: “Figli dell’officina o figli della terra…”, famiglie con bimbi, giovani innamorati, socialisti con bandiere rosse e i romantici di Bologna Città Libera che ricordarono Lorenzo Giusti, affidandogli quel lenzuolo di verde. Furono lanciate palle di argilla e semi, per far nascere le  piante che attirano le farfalle (finocchio selvatico, calendula e zinnia). Un mese dopo, ero nel giardino con una piantina di fico (sociale) portata dal vento sul mio terrazzo. Scoprii che la terra del giardino sociale è molto asociale, durissima. Con pietre grosse e schegge di mattoni che piegavano il badiletto dell’emergenza-neve. Inoltre, il giardino non ha acqua. Anche se è di fronte alla vecchia sede dell’Idrolitina (che rese frizzante e bevibile l’Italia degli anni ’60). Poi, recentemente, un'altra novità! L’amministrazione comunale non è proprietaria del giardino consegnato ai cittadini. L’area verde ha un padrone, che ha ben altri progetti. Il Comune di Bologna ha fatto come quei furbacchioni che vendono il Vesuvio agli americani o il Colosseo ai turisti giapponesi. E noi ci siamo cascati. Oggi, incuranti di quel che sarà domani, gli anziani giocano a carte nel giardino sociale e le donne innaffiano le piantine con l’acqua portata da casa. La natura non conosce le carte bollate. Nonostante l’estate più calda e l’inverno più freddo del secolo (scorso), il mio fico sociale è pieno di foglioline. Crescerà alto e forte. Darà frutti dolcissimi e si trasformerà in fico socialmente utile. Insomma, sarà un gran fico!

 

(Articolo pubblicato su “Il Resto del Carlino”, 14-4-2010)
Serafino D’Onofrio

 

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