Federazione provinciale PSI di Bologna

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C'è un problema serio: l'informazione

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C'è un problema in Italia che riguarda il pluralismo dell'informazione. I Partiti che non hanno rappresentanti in Parlamento, ma che pure sono Partiti degni di questo nome e che, anzi, più e meglio di altri hanno fatto la storia del nostro Paese, vengono emarginati o ignorati. Il PSI è la vittima più illustre di questa situazione. Avviene a livello nazionale. Avviene anche a Bologna e, con rare eccezioni localistiche, in Emilia-Romagna.

E' difficile, in queste condizioni, svolgere la campagna elettorale e diffondere i nostri programmi e le nostre opinioni, far conoscere adeguatamente i nostri candidati.
Si cerca di sopperire in altro modo, ad esempio tramite le vie informatiche, le quali però non sono ancora di uso generalizzato.
In compenso accade a volte che, su qualche quotidiano, appaiano articoli che parlano del PSI con riferimento a persone che oggi non fanno più parte del Partito. Oppure che si parli del Socialismo per questioni specifiche, forse limitatamente interessanti e che comunque non attengono affatto all'evidenza politica.
Questo avviene a Bologna, in Emilia-Romagna, a livello nazionale. Di tutto ciò se ne è occupato il Partito nazionale. Di seguito, ne diamo alcuni riferimenti tratti dal sito nazionale PSI:

 

Par condicio. Nencini: non versiamo neppure una lacrima

“Per la conferma della sospensione dei talk show, i socialisti non versano neppure una lacrima”.
E’ il commento di Riccardo Nencini, segretario nazionale del Psi. “Ci rammarichiamo – continua Nencini – per la riduzione degli spazi di informazione, ma d’altra parte nessun socialista è mai comparso ad Anno Zero e, dal 2007, neppure a Ballarò. Cancellati per decisione, si spera autonoma, dei conduttori. Le trasmissioni di Santoro, Floris, e di tutti gli altri, – osserva Nencini – potevano proseguire sulla televisione pubblica, nel rispetto del regolamento. Bastava che assicurassero una presenza, anche minima, a tutti i giocatori in campo, ma evidentemente si voleva proseguire nel solito andazzo. Per questo dunque, – conclude il leader socialista – non possiamo dispiacercene.

 

Termini la “censura” contro il PSI

E' giusto e doveroso porsi il problema della libertà di informazione e mobilitarsi per difenderla ma non lo è per nulla consentire, tollerare se non addirittura compiacersi che vi siano titolari di programmi di informazione politica che, neppure si pongono il problema di dare anche solo un minimo spazio al PSI che, pur essendo escluso dal Parlamento non ha certo chiuso la propria attività ed è presente nelle regioni al voto il 28 e il 29 marzo.
Si tratta di una vera e propria azione censoria che non trova alcuna giustificazione.
A maggior ragione in periodo elettorale, considerando che il mezzo televisivo, non da oggi, è divenuto lo strumento primario per la comunicazione e l'informazione politica.
A meno che non sia ormai invalsa la stravagante prassi per cui pochi oligarchi possano decidere con chi e di cosa parlare nei loro programmi, in modo del tutto arbitrario.
Se così fosse, e voglio continuare a credere che non si sia ancora giunti a un tale segno di barbarie, in gioco non vi sarebbe tanto la sorte di un partito peraltro ancora radicato in questo Paese ma il diritto dei cittadini di essere messi nella condizione, mediante un'informazione pubblica il più possibile obiettiva, di orientare liberamente le proprie scelte.

 

13 marzo 2010. Qualcuno si deve vergognare

Il 13 marzo, è stata scritta una bruttissima pagina, l'ennesima, da parte di alcune  tra le maggiori testate giornalistiche nazionali (soprattutto quelle on line), proprio all'indomani della sentenza del TAR Lazio che ha invalidato il provvedimento restrittivo emanato da Agcom per i talkshow politici nelle tv commerciali e celebrata con grandi peana dai supporters di Sartoro e Polvefloris. Ecco i fatti.
Su Repubblica.it dalle prime ore del mattino viene collocato in home page uno speciale nel quale, tra le altre informazioni, compaiono le sigle dei partiti promotori, con relativo link ai rispettivi siti. Tutti risultano essere perfettamente funzionanti. Tutti, tranne il link al sito del PSI. L'errore viene segnalato dai nostri uffici alle ore 9.24, mediante una telefonata seguita da un'email alla redazione web del maggiore quotidiano online italiano.
Trascorre l'intera mattinata senza che da Repubblica.it arrivi uno straccio di riscontro. Solo alle 14.00 circa, e comunque dopo parecchie ore, viene posto rimedio e il sito è finalmente visibile ai navigatori di Repubblica.it. Non ci è dato di sapere con certezza quanti potenziali visitatori del nostro sito siano stati privati, per ore, della possibilità di accedervi. Siamo certi che siano molti. Troppi. Ovviamente a lor signori non è neppure passato per il capo almeno di scusarsi. Per carità: le scuse non avrebbero riparato il danno ma sicuramente in questo caso ci stavano.
[L'articolo continua citando altre situazioni: Il CorriereTV, agenzia ANSA. Queste le conclusioni:]
Noi non vogliamo recitare il ruolo dei piagnoni. Non è nelle nostre corde. Ma, come si usa dire: "il troppo stroppia". Siamo sgomenti, disgustati e stufi di dovere subire continuamente censure e discriminazioni, tanto gravi quanto immotivate, da una élite autoreferenziale, prona ai potenti di turno, che decide, con un livello di professionalità quantomeno discutibile, che cosa e come si può definire "informazione corretta". Se fossimo in un paese normale (e purtroppo, se qualche anima candida ancora non lo avesse capito, non lo siamo), questa gente dovrebbe provare vergogna. E pagare dazio.

Federazione provinciale PSI Bologna

 

 


 

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