Relazione all’Assemblea Regionale programmatica del PSI
“Per amore dell’Italia. idee azioni per cambiare”
Fiuggi 2/3/4 dicembre 2011
Le proposte al documento della segreteria nazione dell’Area territoriale “Reno/Galliera”
Questo documento ha molti limiti ed appare poco coerente con le finalità storico/istituzionali di un Partito. E’ general generico e privo di linee d’indirizzo specifiche ed immediatamente operative. Tuttavia poiché si propone un confronto sul documento e perché non bisogna sempre essere i soliti saccenti, si ritiene opportuno partecipare al dibattito regionale con un proprio contributo scritto, ricco non solo di critiche ed osservazioni, ma (si spera), anche di proposte operative.
Un titolo diverso. Si poteva chiamarlo “Un idea di Paese: le proposte del Partito Socialista pe rilanciare l’Italia”. Perché? Perché fin dall’inizio un Partito deve trasmettere un messaggio chiaro e coerente con quelli che sono i suoi obiettivi, le sue finalità, i suoi compiti istituzionali. Un Partito non ama, progetta. Non flirteggia decide ed imposta. Ecco perché scegliere come proposta da presentare un titolo come:” Un idea di Paese...” indica fin da subito quale sia il soggetto operativo di riferimento (l’Italia). Descrive le proposte che conseguentemente saranno indicate, tracciandone sia il disegno politico che guida il Documento dall’inizio alla fine (un Idea di Paese...), sia le proposte operative (il cosa fare) che sono gli assi portanti della strategia politica indicata. Così facendo si evita di “parlare di niente” (le famose chiacchiere da bar o da salotto televisivo), ma al contrario chiama i militanti ad un confronto (è infatti un documento del Partito per il Partito) sul “fare” e “perché fare” in coerenza con la sua visione sia dello Stato, sia della sua lunga storia.
Un’altra introduzione. Non si può prescindere, in un documento che indichi un programma di riordino istituzionale dell’Italia, dall’accennare alla moneta unica: l’Euro e alla nostra collocazione all’interno di una sovra nazione che si chiama Europa. Occorre impostare il nostro documento/progetto di riordinino istituzionale all’interno di questo contesto economico/internazionale che ci sta obbligando, in maniera forzosa a prendere una serie di decisioni definite da tutti: “di lacrime e sangue”. Va ricordato che entrando nell’Euro noi abbiamo fatto la scelta di appartenere ad un sistema economico interattivo e interdipendente (se falliamo noi, o la Spagna, falliscono anche gli altri Paesi europei e si sgretola il progetto unitario costruito). Le regole del pareggio di Bilancio, dell’abbattimento del debito dello Stato quindi, sono diventate assolutamente cogenti e vincolanti.
Primo contributo. Siamo dunque un Paese a sovranità limitata e sotto costante osservazione. Stare nel sistema europeo della moneta unica, significa anche questo. Va bene? Ci sono dubbi? Quindi ogni strategia nazionale che si intende attivare deve essere coerente con una visone europea relativa alla nostra collocazione politica. Se esiste un’Internazionale Socialista ha su questi temi un idea? Ha un proprio Progetto? una specifica strategia? Ha elaborato un documento? Quello che è successo in Grecia, Spagna, Italia va bene?
Secondo contributo. A pochi anni dalla caduta del muro di Berlino (sinonimo della caduta di una visone politico/sociale del mondo applicata ai Paesi comunisti), entra in grave crisi il sistema dell’economia finanziaria senza regole. Entra in crisi l’altro modello dello sviluppo umano: quello capitalistico o del libero mercato. E’ un caso? Forse gli eccessi da entrambi le parti sono sbagliati. Tuttavia oggi le chiavi di lettura per affrontare un nuova visone del mondo sono tutte o prevalentemente di tipo economico/liberale (pareggio di bilancio, avanzo primario da consolidare, riduzione dei costi, riprogettazione del welfare, salvataggio con soldi pubblici delle Banche, ecc.). Esiste una visione alternativa o una proposta diversa della Sinistra? Esiste una proposta dell’ Internazionale Socialista ?
Terzo contributo. Tornando in Italia anche sul “fenomeno Berlusconi” forse occorrerebbe un momento di riflessione attenta e precisa. E’ davvero la causa di un determinato modo degenerativo, qualunquista, volgare e prevaricante di fare politica? O ne è l’effetto, la punta dell’iceberg, la persona che ha saputo cogliere e rappresentare una visione che tanti hanno? Nel primo caso la sua scomparsa risolverà il problema. Nel secondo se cioè ha rappresentato (effetto), un area della nostra società che disprezza le regole (sono un vincolo non un’opportunità) ed il vivere in un sistema sociale collettivo (evasione fiscale, pensioni false, odio del diverso, rifiuto della partecipazione, distruzione del patrimonio sociale, saccheggio del territorio, furto e raggiro come modello di vita, ecc.) questa seconda ipotesi, per una forza politica di sinistra e riformista è un bel problema anche perché il 25/30% dell’elettorato pensa che Berlusconi sia una vittima, non il problema della caduta/compromissione del sistema Italia. Siamo in grado noi di combattere questo messaggio? Noi abbiamo un messaggio da contrapporre chiaro preciso e fortemente antagonista al suo? Ce l’ha la sinistra italiana ed europea? Attenzione è da qui che dovremo partire. Non si faranno sacrifici, non saremo una forza politica di riferimento, non vi sarà coesione sociale, ma conflitto, se non sarà chiara anche a noi (soprattutto a noi), la visione di Paese (che cosa ci si propone di raggiungere con il documento elaborato) che intendiamo attivare e proporre. Senza un disegno strategico preciso ed obiettivi chiari nei risultati e nei tempi di attuazione, rischiamo di predisporre un esercizio retorico tanto per essere presenti anche noi nei salotti della TV. O peggio contribuiremo anche noi ad alimentare una babele di pareri e di linguaggi (economico,finanziario, sociologico, ecc) che stanno facendo confusione e non chiarezza.
Quarto contributo. Quindi questa è una possibile griglia di partenza per un documento come questo: perché lo facciamo (non è un problema d’amore, ma una capacità politica progettuale alternativa ed innovativa) - stiamo con l’euro – stiamo in Europa – definiamo lo scenario economico di partenza (quantifichiamo bene i debito da abbattere) ed i tempi operativi che proponiamo per cominciare a restringerlo (definendo perché è bene farlo) – quali indirizzi da prendere (liberalizzazione infrastrutture, riodono del Territorio) e sacrifici da fare (chi li fa ed in che forma e modo attenta lettura degli squilibri sociali presenti) - ci muoviamo su una piattaforma politica europea proposta discussa ad approvata dall’Internazionale Socialista che assume su di se la guida operativa del progetto, in sinergia con i Partiti socialisti degli stati europei attraverso un sistema di confronto costante. In sostanza questo Documento è un tassello dell’Internazionale Socialista che si candida alla guida unitaria degli Stati Uniti d’Europa.
Le proposte di sviluppo. Qui sono raccolte l’insieme delle restanti aree tematiche del documento, sia perché i temi indicati sono tra loro interdipendenti ed interattivi (crescita, tassazione, sacrifici, rilancio, prospettive future, ecc.), sia perché non appare opportuno che il tema dello sviluppo possa essere trattato con semplici slogan o dichiarazioni di principio (di cui purtroppo il Documento è pieno). In un documento politico è bene che le scelte operative presentate indichino con chiarezza: percorso, cose da fare, coinvolgimento (chi fa che cosa), risultati attesi, costi umani e sociali. Purtroppo notiamo con rammarico che nel Documento presentato dalla Direzione del Partito di questo modo di operare non c’è traccia. Comunque procediamo.
Primo Contributo. Su questo tema (le proposte per uscire dalla grave crisi economica/sociale/produttiva dell’Italia) da settimane non c’è giornale (di destra o di sinistra), che non si cimenti nel indicare la sua ricetta. Ogni economista che viene intervistato dalle televisioni dice la sua. Sembra di essere in quel gioco che si fa nei bar quando c’è una partita di calcio della Nazionale. Solitamente succede che ogni persona ha una sua formazione da proporre e ovviamente sa sempre come far vincere la Squadra. A tutto questo inutile e confuso chiacchiericcio ci si può contrapporre se noi abbiamo una chiara “Idea di Paese...” (cioè dove vogliamo andare), chiaro il contesto politico internazione in cui ci collochiamo, chiari gli obiettivi da raggiungere, chiaro il ceto sociale che intendiamo rappresentare. Detto questo si ritiene che un nuovo modello di sviluppo sociale, produttivo, economico, finanziario e politico dell’Italia cioè una nuova “Idea di Paese...” debba essere affrontato tenendo presente tre gradi macroaree tra loro interdipendenti e sinergiche:
il sistema economico/produttivo (chi si occupa dello sviluppo e della produzione di beni e servizi ed è in generale chi determina la ricchezza di un Paese);
Il sistema finanziario (la gestione del risparmio, la gestione del credito). In sostanza la capacità che un Paese ha di sostenere l’insieme degli investimenti pubblici e privati;
lo Stato inteso come somma di tutta la struttura degli Enti presenti (Province, Comuni, Comunità, ecc), il proprietario/costruttore delle infrastrutture, il regolatore delle regole del gioco, il rappresentante di tutti i Cittadini e infine come il garante dello strumento/volano del rilancio.
Se questo percorso è corretto occorre definire due cose: dove noi ci posizioniamo (declinare cioè in senso pratico/operativo il concetto di “Riformismo” che ci guida), indicare con chiarezza le alleanze che intendiamo attivare per dar corso e sostegno al nostro progetto riformista (cosa fare e con chi farlo).
Secondo contributo. Le proposte da attivare sul sistema economico/produttivo possono essere tantissime (ed il documento del Partito in termini generali ne indica alcune). Non c’è che l’imbarazzo della scelta (da mesi il giornale della Confindustria ne propone e declina operativamente nove). La proposta qui indicata è ancora una volta basata sull’orientamento che vogliamo prendere. Se decidiamo (ed è una buona soluzione) un alleanza con il sistema delle Imprese italiane, poi saranno loro in un tavolo di confronto, che si propone di attivare a livello centrale, ad indicare cosa è utile per diventare competitivi, vincenti e garantire occupazione, reddito e risorse economiche allo Stato ed alle famiglie (norme meno burocratiche, sostegno internazione, ammortizzatori, riordino della formazione, infrastrutture efficienti, distretti produttivi, green economy, diversa tassazione, un progetto sulla ricerca, un progetto per l’ingresso nel percorso del lavoro dei giovani, la battaglia vera contro il capolarato e la criminalità organizzata, libertà dal peso incoerente ed ideologico di un Sindacato come la CGIL, ecc.). Questo elenco un pò generico rappresenta solo un piccola parte delle tante proposte, dei percorsi operativi di rilancio della nostra straordinaria risorsa nazionale che si chiama “capacità di fare impresa”. Naturalmente quello che noi chiederemo sedendoci a quel tavolo, è una diversa immagine (economica, culturale, evolutiva) dei lavoratori. Deve essere chiaro che sono due i soggetti vincenti (se si vince e non si è travolti dalla crisi economica attuale), di questa alleanza: la classe imprenditoriale e la classe lavoratrice. Il made in Italy non è solo degli Imprenditori come Armani o Pirelli, ma anche delle straordinarie maestranze che sono gli artefici dei loro prodotti.Quindi a quel tavolo noi saremo presenti con un piano di sviluppo di una nuova classe di lavoratori coerente con le miglior esperienze maturate negli altri Paesi europei. Se è unica la moneta europea, dovrà diventare unico il piano di sviluppo economico/culturale dell’impresa e del mondo del lavoro.
Terzo contributo. Le proposte da attivare sul sistema finanziario possono essere tantissime. Stiamo parlando: - del sistema delle Banche (d’investimento e di gestione del risparmio) - del sistema dell’azionariato cioè della Borsa: uno strumento a valenza nazionale ed internazionale con gli oltre quattrocento prodotti finanziari (azioni, ETF, Fondi Comuni, ecc.) che propone. Tradizionalmente il secondo livello di finanziamento delle Imprese (e anche dello Stato) - i modelli di governo/gestione del risparmio, (polizze di assicurazione, metalli preziosi, ecc.) - la questione dei titoli di stato (italiani, stranieri, semestrali, annuali, decennali, ecc.) Anche per questa importantissima, e complessissima area sarebbe assolutamente opportuno istituire un tavolo di lavoro (un osservatorio politico/economico permanente), che garantisca un confronto costante per la costruzione/definizione degli strumenti da attivare: (imposta patrimoniale, tracciabilità delle transizioni finanziarie, lotta evasione fiscale, ecc.), ma soprattutto per capire e governare l’impatto economico che gli interventi su quest’area possono produrre. Parliamo di un settore che solo in parte è sotto il controllo dei Governi nazionali e che richiede una concertazione d’interventi quanto meno europea (eurobond). Di nuovo l’importane ruolo dell’Internazionale socialista come punto di riferimento dell’agire comune.
Quarto contributo. Il riordino dello Stato rappresenta soprattutto per noi Socialisti, per la nostra storia recente (l’ottimo lavoro fatto dal Compagno Craxi Presidente del Consiglio) il punto e la sfida più importante Con il Compagno Craxi era iniziato un lavoro di ammodernamento e di riordino che è rimasto incompiuto. E’ per noi doveroso partire da li ed utilizzare i documenti a suo tempo elaborati dal Partito come prima base di valutazione per le tantissime proposte che oggi tutti fanno: gli enti locali (province e Comuni) da riorganizzare (numero, ruolo, funzioni,) - la produttività della pubblica amministrazione - la lotta agli sprechi e all’illegalità diffusa - le liberalizzazioni - il riordino del mondo della scuola e del lavoro - la battaglia contro le Corporazioni/ordini - un vero progetto/governo della Flessibilità - la questione del Welfare e dei costi ormai proibitivi da sostenere, ecc. Tante, tantissime possibili proposte che stanno ad indicare la necessità, l’urgenza che oggi ha tutta la struttura delle Stato italiano, di essere riorganizzato e rammodernato. In sostanza uno Stato da riprogettare.
Tuttavia il disegno del riordino dello Stato italiano non sarebbe completo se non si valuta che la vera sfida che abbiamo davanti, è legata alla capacità di affrontare cinque temi trasversali al Paese quali:
1. il rapporto tra pubblico e privato o se si preferisce dare davvero gambe operative allo slogan “più società meno stato”. Occorre avere il coraggio di distingue con chiarezza ciò che un diritto inalienabile del cittadino (scuola, salute, sicurezza, ecc.) che è in capo allo Stato e ciò che il prodotto operativo che garantisce tale diritto (assistenza, insegnamento, ordine pubblico, ecc.), che può essere tranquillamente gestito dall’imprenditoria privata;
2. la questione delle regole comuni del vivere civile che devono essere uguali su tutto il territorio: i piani regolatori, le norme di sicurezza sul lavoro, l’obbligo del pareggio di bilancio, equità fiscale, ecc..uguali cioè dalla Valle d’Aosta alla Sicilia;.
3. La terza questione riguarda la Chiesa Cattolica e la sua costante ingerenza nel nostro sistema (testamento biologico, omosessualità, diritto alla vita, ecc.). Occorre rivedere tutti i rapporti che ha con lo Stato (otto per mille, Ici, scuole private, ecc.) ricordando che in Italia vi sono anche altre dottrine religione;
4. la quarta riguarda le Fondazioni bancarie. Con Amato fu attivata una riforma non completata Bisogna partire da li e programmare un riordino delle loro finalità e dell’uso a favore della Comunità nazionale dell’ingentissimo capitale finanziario che hanno.
5. le televisioni ed in generarle i mezzi di comunicazione. E’ rimasto irrisolto il problema del riordino televisivo e della Rai in particolare. E’ un tema tutto italiano ma che deve essere considerato prioritario e va affrontato con la stessa logica delle norme europee oggi vigenti.
Non vi è dubbio (ma stranamente nei salotti televisivi di questi aspetti non si parla) che queste cinque tematiche tutte italiane siano da affrontare in chiave moderna, laica e libertaria cioè devono essere il punto di partenza di un grande progetto Socialista. Dopo e solo dopo verrà il resto. Su queste basi i Socialisti daranno una forte impronta politica alla realtà italiana innovativa e riformista degna di un Partito che ha una chiara “IDEA DI PAESE... “.
Il Partito Socialista tra passato presente e futuro. Tuttavia quasi nulla delle proposte qui elaborate possono essere presentate e sostenute senza un Partito (con la P maiuscola ) alle spalle. Pertanto la prima inderogabile riforma, riguarda il Partito Socialista Italiano, il ruolo che intende avere e come deve essere presente nella società italiana e nel confronto pubblico che questa difficile crisi attiverà nei prossimi anni.
Le proposte possibili sono articolabili su tre macro aree:
1. il ruolo ed i rapporti da tenere/costruire con l’internazione socialista In questo documento si è fatto riferimento molte volte a tale organizzazione pur non conoscendone ne il suo operare ne la sua attività politica, ne il “peso” che a livello internazione ricopre. Primo problema da risolvere la questione della rappresentanza italiana. E’ necessario essere rappresentati a livello europeo dal compagno D’Alema Massimo? E’ iscritto ad un altro Partito. La sua è quindi una posizione ambigua, ma soprattutto garantisce quell’ambiguità che il Partito Democratico oggi ha, sia a livello italiano sia a livello europeo. D’Alema si può sostituire? E’ possibile identificare un’altro compagno socialista che lo affianchi se anche a livello europeo non possono fare a meno di questa strana situazione? Oltre a ciò sarebbe opportuno calendarizzare un programma che porti l’internazione socialista quindi la sinistra riformista, alla guida dell’Europa con un progetto capace di rilanciare una società libertaria, solidale, basata su uno sviluppo futuro sostenibile.
2. La questione del PD. E’ opportuno aprire un dibattito, un confronto al nostro interno sui rapporti con questa forza politica per capirne identità e finalità. E’ necessario interagire con il PD? Cosa esattamente rappresenta per noi? E’ un possibile alleato o un costante avversario?
3. La questione interna tra identità e scomparsa. Il 2012 dovrà essere l’anno per costruire e rilanciare il partito a livello nazionale regionale e locale. Le strade da seguire possono essere tante (Pubblicità, convegni, manifestazioni, dibattiti, ecc). Tuttavia sarebbe bene partire dai militanti. Da quelli rimasti, ma anche da quelli che se ne sono andati. Perché non fare un convegno dedicato alla diaspora socialista, ai motivi che l’hanno determinata?. La campagna del tesseramento deve essere per il 2012 il nostro impegno più importante. Lo strumento per iniziare un nuovo cammino una nuova partenza. Ma nel chiedere la tessera bisogna che il Partito (cioè tutti noi), sia in grado di dare, di presentare un Documento che tracci il cammino di questo nuova partenza. Un cammino in cui sono indicate le priorità che si vogliono affrontare per l’organizzazione del Partito, per le nostre comunità locali e regionali, per il nostro Paese. Maggio potrebbe diventare il mese dedicato a questo impegno. Inizia con la Festa del Lavoro e chiude con la Festa della Repubblica (2 giugno). Si potrebbe partire da li E’ questo probabilmente l’impegno davvero più importante che abbiamo davanti. Ne va del nostro futuro. Non sottovalutiamolo.
Due ultime considerazioni:
sarebbe importante che alle tre giornate di Fiuggi fossero presenti i due leaders socialisti di Spagna e Grecia. Loro sono il frutto di una sconfitta politica che è stata determinata del sistema finanziario che sta attanagliando tutta l’Europa. Per un giusto abbraccio e perché con loro a Fiuggi sarà concreta e visibile quell’idea di Internazionale Socialista tante volte qui richiamata;
giustizia, uguaglianza, libertà, sono i valori che il Socialismo ha sempre cercato di realizzare nelle società in cui ha governato. Sono ancora oggi i nostri valori, la nostra stella polare, la guida al nostro agire quotidiano Questi valori immutati nel tempo ci consentiranno di saper cogliere il nuovo che ogni crisi propone e ci danno la forza oggi come ieri di lottare con fermezza, coraggio, ricchezza di idee e proposte, contro i totalitarismi di sempre: quello comunista e quello fascista del passato, quello della finanza selvaggia, dello sfruttamento e del razzismo di oggi.
Loris Muzzi
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